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Un po’ di storia

Voglio iniziare con un articolo scritto da mia madre, copertina appunti settebre 90Montagnini Mariarosa, ancora nel Settembre del 1990 inserito in”Appunti”,una rivista che usciva in quegli anni nella vallata dell’Agno dove racconta come suo padre, Montagnini Isidoro, ha iniziato con l’attività.

VENIVA “SU” CON LA BICICLETTA A VENDERE TESSUTI

Per tanti anni chi non voleva andare al “Magazzino della Lana” si rivolgeva a Isidoro Montagnini, unica alternativa in fatto di tessuti.
La sua vita è un po’ la storia del commercio valdagnese, fatto di contatti umani e tanto lavoro.

Ci si può domandare se, nell’epoca dell’organizzazione , del manager, dei consigli di amministrazione, ci sia ancora spazio per l’iniziativa del singolo. Non saprei rispondere a questa questione, ma la storia , anche recente, del tessuto economico della nostra vallata è segnata dall’impronta di molti personaggi, che hanno costruito una loro discreta fortuna, si sono fatti un nome, anche ben al di fuori dei confini stretti della vallata, mettendo insieme un risparmio dopo l’altro, facendo ogni volta il passo giusto, ed ogni volta muovendosi con occulatezza, un po’ di fortuna, tanta sana testardaggine e una instancabile voglia di lavorare.

Un profilo questo che si attaglia a Isidoro Montagnini, un personaggio oggi conosciutissimo nella nostra città. Fare un profilo della storia della sua attività commerciale non è soltanto ricordare un simpatico personaggio, ma anche ricostruire un po’ la storia di cinquant’anni della nostra città.
Durante la seconda guerra mondiale (Isidoro classe 1906, non è certo giovanissimo), lavora, come tutti allora, alla Marzotto e lì tutto ha inizio con l’acquisto di cordino in fabbrica a due lire al kg. Con un Kg. fa dieci sacchetti da un etto che va a vendere nelle contrade attorno a Valdagno dai contadini in cambio di merce. Viene pagato con pezzetti di burro, formaggio, salame e, scusate se, con la guerra, ciò era poco.

Oltre a tutto ciò, baratta anche pezzi di cinghie di trasmissione della macchine tessili (ottime per fare suole da scarpe…) e cardi.
Questo potrebbe essere l’inizio della storia che vi vogliamo raccontare, ma è una storia che, semmai, va raccontata per i più giovani perchè i cosiddetti “vecioti” la grossa bicicletta nera, una Bianchi, con la quale il Montagnini girava per le contrade, se la ricordano benissimo. E la gente, non ancora abituata alla confusione un po’ gelida dei grandi magazzini e al rapporto informale con le “cassiere-impiegate”, e con la quale instaura un rapporto di schietta simpatia, comincia a chiedergli se ha da vendere questo, se le trova quello.

Si dà da fare e inizia a comprare e a vendere lenzuola… Ma nel frattempo lavora sempre in fabbrica, reparto tessitura e incollatura. La fabbrica negli anni cinquanta è un po’ di più di un semplice posto di lavoro, pur senza arrivare a chiamarla la seconda famiglia, non è facile per un valdagnese separarsi del tutto da essa, così come non è facile uscire allo scoperto, in quegli anni poi, e dimostrare che si può fare da soli.
La bicicletta intanto si trasforma: ora si arricchisce di due portapacchi grandi rettangolari, uno davanti e uno dietro (ma più tardi si farà lui stesso un carrettino con delle aste di legno e due ruote di bicicletta).

I viaggi su e giù per le nostre colline, dai Novella ai Lucchetta, dai Campassi al Villaggio Margherita, dal Maglio a San Quirico e Bonomini, dai Massignani a Muzzolon, più Castelvecchio, Marana, Campanella, Altissimo, Castello e Piana non si contano, conosce tutti e tutti conoscono lui, Montagnini. E’ anche un buontempone, porta una battuta per ogni cosa, è ricevuto con affetto, di lui la gente sente che si può fidare.

Anche se il guadagno i primi tempi rimane modesto (lui e la moglie commentano e ricommentano a non finire il prezzo da mettere di vendita, non vogliono approfittarne, se per loro è disonesto) nel 1948 arriva finalmente la grossa moto usata, una Guzzi 500, e pertanto si può smettere di spingere la bicicletta su per i monti.

Ora Isidoro può caricare di più e, dopo parecchie consultazioni con la moglie, compera un pezzo di tessuto per una gonna da un commerciante di Cornedo. La moglie, sarta, lo incoraggia a comperarlo, perchè, se lo vende, lei può offrire gratis la fattura alla cliente. La gonna viene venduta, ne compera altre due e così comincia la vendita anche dei tessuti.

Qui gli viene utile aver lavorato per tanti anni in tessitura alla Marzotto, ha esperienza e gli riesce bene spiegare al cliente il perchè della bontà e della qualità del tessuto.

E con la licenza di ambulante anche lo status di commerciante è acquisito. La merce la tiene accatastata in casa su una mensoletta e, due volte al giorno, ogni giorno, carica e scarica il portabagagli della grossa moto che, quanto ad ingombro, rappresenta il massimo.

Ora può dire di conoscere tutti gli abitanti delle contrade per nome. Lui arriva, bussa alle porte, la gente si passa parola, e il cerchio delle conoscenze e degli affari si allarga.

Verso il 1947 aveva chiesto la licenza per vendeere a domicilio. Il sindaco è un partogiano, quindi un ad ex partigiano come lui (nome di battaglia Leone) non si può far torto.

La moglie è la sua prima commessa. Ma Isidoro nonsmette subito di girare perchè la gente è abituata a vedere Montagnini in giro per le vallate e lo vuole. La casa ora si rimpicciolisce, le tre stanzette diventano due, perchè una viene adibita ad un minuscolo deposito. La prima insegna sorge in via Galliano nello stabile di Rapanello, di fronte all’abitazione della famiglia Neri (ora Centro Anziani). Sarà “MONTAGNINI” e qualche artigiano la scriverà in stampatello maiuscolo con lettere marrone su fondo celeste. Gli operai che escono dalla fabbrica e che passano a piedi per via Galliano alle 22 molte volte bussano per poter comperare qualche capo. Naturalmente nessuno ha la possibiltià di spendere, quindi tutti contrattano e tutti comprano a rate.

Dopo tanti anni butta via un quaderno dove teneva segnato diligentemente i nomi e le relative cifre di quei cliente che non avevano pagato, erano 120.

La moda in quel tempo, per un paese come Valdagno, non esiste. Le lenzuola sono tutte bianche ed a metraggio. La differenza sta solo nel lenzuolo leggero ed in quello pesante, doppio ritorto. I colori dei tessuti sono sempre gli stessi: nero, bleu, grigio, marrone e noce. Dopo alcuni anni esce il “carta da zucchero” colore per quei tempi nuovo, quindi molto ambito.

Nel 1952 il lavoro si è un po’ ampliato e Montagnini smette di andare in giro con la moto. Prende in affitto un negozietto nell’incrocio di Viale Trento, dove c’è più movimento. La scritta si ingrandisce e diventa “TESSUTI E SCAMPOLI MONTAGNINI”. Finalmente, ora non è più lui che va dai clienti ma sono i clienti, diventati ora tutti suoi amici, ad andare da lui.

E accanto ai tessuti ed alle lenzuola aggiunge le tende e tanti scampoli. E’ il momento dello scampolo. La gente cerca ancora di risparmiare ma vuole anche arricchire il guardaroba. Moltissine donne sanno cucire, oppure c’è sempre la vicina che con poco ti da una mano. Cosa c’è quindi di meglio dello scampolo dove si spende poco e si ha tanto? La pazienza del venditore di scampoli a tirare giù e riporre decine di rotoli di scampoli deve essere enorme e Montagnini ne ha tanta.

La pazienza è forse una delle poche virtù che sono, così dicono, premiate. Per Isidoro questo accade ed ecco, dopo alcuni anni, la necessità di allargarsi.

Viale Trento, ormai diventato, assieme a Corso Italia, il cuore commerciale di Valdagno va sempre bene quindi, nel 1969, si trasferisce solo a 100 metri dove, davanti ad un negozio di due piani, uno dei primi a Valdagno, appende la terza insegna “BOTTEGA DELLO SCAMPOLO”.

Ora il passo è senz’altro più importante, l’espansione è più grossa, si inserisce l’arredo -casa, il lavoro aumenta e nel 1985 arriva il quarto negozio a due km. da Valdagno, il “CENTRO TESSUTI SPAGNAGO”. Alla direzione del negozio, dopo la seconda generazione sussegue ora la terza, ma Montagnini, a 84 anni, orgoglioso alpino trombettiere e Maestro del Commercio gironzola ancora fra lenzuola e tessuti cercando sempre di vendere al cliente lenzuola doppio ritorto e tessuti di pura lana e non di legno, come dice lui, perchè la sua soddisfazione è ancora sempre di vendere “roba bona”.

Questo è l’articolo sul nonno, che ha iniziato tutto.

Non possiamo dimenticare però la moglie, Cocco Marcellina, che ha contribuito col marito ad espandere l’azienda e la figlia Montagnini Mariarosa, anche lei Maestra del Commercio insignita dell’Aquila d’Oro, che con la sua caparbietà e capacità è riuscita ad ampliare e far cresere di molto l’azienda iniziata dal padre. E’ grazie a lei che il “CENTRO TESSUTI SPAGNAGO” è oggi in zona un’importante realtà commerciale conosciuta ed apprezzata da chi la conosce.